08 Gli anni di Milano e la Regia Scuola Superiore di Agricoltura

Nel dicembre del 1869, dopo due anni trascorsi presso l’Università di Palermo come assistente nel laboratorio di Chimica organica del professor Stanislao Cannizzaro, il giovane Guglielmo Körner si trasferì a Milano su invito del Senatore del Regno Francesco Brioschi, fondatore, nel 1863, del Regio Istituto Tecnico Superiore (poi Politecnico di Milano) e attivo promotore della Regia Scuola Superiore di Agricoltura inaugurata proprio nel mese di novembre del 1869. 

Il lungimirante progetto di Brioschi, convinto sostenitore dell’importanza della chimica nell’ambito delle scienze applicate, si compì con l’affidamento a Körner dei corsi di Chimica Organica e di Chimica Analitica impartiti presso la Scuola di Agricoltura e l’Istituto tecnico Superiore e con la chiamata di Angelo Pavesi, già docente dell’ateneo pavese, alla cattedra di Chimica Agraria. 

La lunga e brillante carriera di Körner presso la Scuola di Milano ebbe inizio, però, in maniera piuttosto tormentata, tanto che, in più occasioni, egli scrisse per esprimere le sue contrarietà sia al Brioschi, con il quale lamentava la carenza di mezzi destinati alla cattedra di Chimica Organica, sia al Cannizzaro, a lungo suo mentore e sicuro riferimento, a cui riferiva l’assoluta mancanza di competenze dei tecnici incaricati della progettazione dei laboratori della Scuola e la condizione di ristrettezza economica personale nella quale si era venuto a trovare lasciando Palermo. 

In particolare, il Körner lamentava l’inadeguatezza degli spazi e dei mezzi economici a lui assegnati nella prima sede della Scuola (sita nell’ex Collegio di San Luca presso Porta Lodovica), che rallentavano i lavori di realizzazione e di allestimento dei laboratori di Chimica organica e rimproverava al Brioschi di non essere stato interpellato, sin dal principio, in merito alla stesura dei progetti per la realizzazione degli stessi. La profonda condizione di frustrazione in cui era venuto a trovarsi, aggravata anche dai sintomi della malattia che lo avevano indotto a lasciare il suo Paese di origine, lo portarono addirittura ad esprimere apertamente, a pochi mesi dal suo arrivo, il desiderio di allontanarsi da Milano e dalla Scuola di Agraria. 

In attesa di poter disporre di un laboratorio ben organizzato e adeguatamente attrezzato per lavorare alle tematiche già in parte investigate a Palermo e ancora prima a Gand, in Belgio, trovando conforto nei piccoli progressi fatti nei lavori di allestimento degli spazi a lui assegnati, il Körner prestò la sua opera nell’ambito di ricerche già in essere presso la Regia Scuola Superiore di Agricoltura. Fra i diversi lavori svolti in questo periodo, appare interessante ricordare che, oltre a collaborare con il prof. Gaetano Cantoni, primo Direttore della Scuola, ad un progetto di ricerca commissionato direttamente dal Ministero di Agricoltura Industria e Commercio sul grado zuccherino di diverse varietà di barbabietola (collaborazione espressamente ricordata dal Cantoni, che al giovane chimico di origine tedesca aveva affidato l’analisi effettuata attraverso un saccarimetro appositamente fornito dal Ministero), il Körner fu incaricato dal tribunale di svolgere una perizia per la ricerca di alcaloidi in campioni organici prelevati da un individuo di sesso maschile. Dei fatti alla base di questo incarico, svolto in collaborazione con il Pavesi nel laboratorio di Chimica Agraria della Scuola, non conosciamo i dettagli, ma sappiamo che, come riportato da Körner a Cannizzaro in una lettera del luglio del 1870, le analisi effettuate consentirono di evidenziare “in tre parte del corpo morfina e narcotina, e indicazioni non del tutto certo per la papaverina. L’acido meconico per la presenza di acido acetico e in oltre di materie coloranti non potè essere constatato con certezza.” 

Nell’autunno del 1871, dopo aver sottoposto un’ipotesi di organizzazione degli spazi ottenuti direttamente al Cannizzaro e aver accettato diversi compromessi con i vertici della Scuola di Milano, i locali del laboratorio di Chimica organica vennero finalmente ultimati e cominciarono a lavorare a pieno ritmo, anche grazie alla presenza di Mariano Mercadante, già assistente a Palermo, che nel maggio di quell’anno era stato nominato assistente alla Cattedra di Chimica Organica della Scuola di Milano dal Ministero di Agricoltura Industria e Commercio. 

Questa situazione di apparente tranquillità, però, non durò a lungo, poiché nella notte fra l’8 e il 9 marzo del 1872, a distanza di pochi mesi dall’inaugurazione a Milano della sede della Prima Internazionale (movimento socialista ed anarchico per la tutela dei diritti dei lavoratori), i laboratori di chimica della Regia Scuola di Agricoltura furono oggetto di un attentato, fortunatamente non riuscito, per il quale vennero incriminati il Mercadante e gli studenti Giuseppe Testini, Francesco Danielli e Vincenzo La Bella, tutti affiliati all’Internazionale. Guidati, probabilmente, dall’internazionalista tedesco Theodor Cuno che nei mesi precedenti alla data dell’attentato aveva più volte visitato i laboratori della Scuola di Milano, gli autori del misfatto architettarono e provarono a mettere in atto un attentato dinamitardo saturando con il gas i locali del laboratorio di Chimica Agraria posto al piano terreno dell’edificio, proprio sotto a quelli del laboratorio di Chimica Organica in cui erano presenti elevati quantitativi di materiale infiammabile ed esplosivo. Facendo fluire il gas, per tutta la notte, dai 120 rubinetti normalmente utilizzati, nelle diverse stanze del laboratorio, per le analisi e lasciando accesa la fiamma dei 2 rubinetti presenti sul bancone del primo locale, gli attentatori cercarono di provocare una forte esplosione che, coinvolgendo il laboratorio sito al piano superiore, avrebbe sicuramente causato ingenti danni alle strutture della Scuola. Secondo quanto riportato dal Direttore Cantoni al Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio, la quantità di gas presente la mattina del 9 marzo negli ambienti del laboratorio al piano terreno dell’edificio (stimata dal Cantoni e dal Pavesi in 320 metri cubi!) era così elevata “che poteva dar luogo ad un’esplosione quando per caso taluno fosse entrato con sigaro acceso”. 

In relazione al movente politico che aveva ispirato un’azione così eclatante, fallita probabilmente solo in virtù del fatto che una cappa posta nel primo locale del laboratorio era rimasta parzialmente aperta, quanto accaduto determinò una pronta risposta delle autorità competenti. Dopo l’immediato arresto dei presunti artefici dell’attentato (nell’ambito di quello che venne definito “Processo Mercadante”), il Ministro Castagnola formulò un duro richiamo nei confronto del Direttore Cantoni, che si difese ricordando che il Mercadante, principale indiziato dei fatti, era assistente alla cattedra di Chimica Organica e che il Körner, pur sapendo che il suo laboratorio era frequentato anche da studenti affiliati all’Internazionale che non facevano mistero delle loro idee politiche, non aveva adeguatamente considerato, quanto meno, la pericolosa situazione che si era venuta a creare.  

Concluse le indagini su quanto accaduto, svolte coinvolgendo il Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, il Ministero dell’Interno e quello di Grazia e Giustizia, oltre che il Tribunale Correzionale di Milano e le Prefetture di Palermo e di Milano, tutti gli indiziati vennero scarcerati per mancanza di prove; anche il Mercadante, nei confronti del quale il Körner aveva assunto, nelle settimane successive all’attentato, una posizione incomprensibile affermando dapprima che era certo della sua colpevolezza, per poi correggere le proprie affermazioni sostenendo che non aveva dubbi sulla sua innocenza, venne assolto, ma fu definitivamente allontanato dalla Scuola, al pari dei tre studenti coinvolti. 

Nel 1875 la Regia Scuola Superiore di Agricoltura, che dal 1873 aveva trovato una nuova, ma non ideale collocazione presso gli spazi dell’ex Convento dell’Incoronata in Via Marsala, fu annessa al Consorzio per il Coordinamento degli Istituti Superiori di Milano, fondato e diretto dal Brioschi. Nonostante le frequenti divergenze sull’impianto e sull’organizzazione della Scuola fra il Brioschi e il Cantoni, per la Scuola stessa iniziò da allora un periodo di relativa stabilità economica e gestionale, che consentì al Körner e agli altri docenti una gratificante carriera accademica. 

Per oltre cinquant’anni, lavorando nel funzionale laboratorio attrezzato nell’edificio di Via Marsala, il Körner insegnò la Chimica organica (insegnamento nel quale, già dal 1885, era confluita la Chimica Agraria) a diverse generazioni di studenti della Scuola Superiore di Agricoltura e dell’Istituto Tecnico Superiore di Milano. 

Le antiche incomprensioni con il fondatore del futuro Politecnico, a cui il Körner subentrò nella Direzione della Scuola di agraria (incarico ricoperto dal 1899 al 1914), erano ormai completamente dimenticate, come dimostrato dal discorso che il Körner pronunciò il 16 dicembre 1897, in occasione del funerale del Brioschi. In tale circostanza, infatti, Körner ricordò la figura di Brioschi esprimendo rimpianto e gratitudine nei suoi confronti, sottolineando che la Regia Scuola Superiore di Agricoltura, avversata da molti nei primi anni della sua attività, era sopravvissuta “solo esclusivamente grazie a lui, che dopo averla da tempo connessa con l’altro già fiorente Istituto di sua creazione seppe scongiurarne la soppressione”, conferendole, al contempo, “quell’indirizzo altamente scientifico che ormai tutti apprezzano, e che costituisce il più efficace fattore del suo avvenire”. 

Il profondo legame che il Körner ebbe con la Scuola di agraria di Milano è testimoniato, fra l’altro, anche dal fatto che le sue esequie, nel 1925, vennero celebrate nel cortile dell’edificio di Via Marsala, dove la Scuola rimase ancora un anno, prima di essere trasferita nell’attuale sede di Via Celoria, nel cuore di quel quartiere di Milano che è ancor oggi chiamato Città degli Studi. 


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"Signori, impariamo a sognare e forse intuiremo la verità."

— August Kekulé, 1865

 Guglielmo Körner. Una vita tra il pensare e il fare.
2025 © Università degli Studi di Milano
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Una vita tra il pensare e il fare.
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