Il sogno di Kekulé
A metà dell’Ottocento, Friedrich August Kekulé Von Stradonitz (1829-1896) è una star internazionale della chimica organica e della nascente industria chimica (agraria, ma anche industriale e bellica) di cui la Germania è il traino mondiale.
Kekulé fu il primo a risolvere un enigma che nessuno fino ad allora era riuscito a sciogliere: come era fatta la molecola del benzene, capostipite di tutti i composti cosiddetti «aromatici». Del benzene si sapeva che era fatto da 6 atomi di carbonio e 6 di idrogeno, legati tra loro, e che ogni carbonio poteva formare al massimo 4 legami, ogni idrogeno solo un legame. C’erano varie ipotesi in campo, nessuna delle quali però spiegava pienamente i dati sperimentali.
Kekulé propendeva per un esagono completamente planare, ma mancava qualcosa che spiegasse perché i legami dell’esagono erano tutti uguali, come se gli elettroni che formano i legami potessero «muoversi» e circolare liberamente da un atomo all’altro dell’anello. La storia narra che l’intuizione giusta gli apparve in un sogno, dove Kekulé vide dei serpenti che si aggrovigliavano e, a un certo punto, uno di essi si morse la coda formando un anello.

Prima rappresentazione della struttura del benzene (1866)

L’Uroboro: il serpente mitologico che si morde la coda
La teoria di Kekulé colpisce profondamente Wihlem Körner, giovane allievo e assistente personale di Kekulé. Körner non è un grande teorico, ma è dotato di una capacità fuori dal comune di «realizzare con le mani» e di produrre un’enorme quantità di composti chimici che lui impara a cristallizzare con grande metodo e abilità. Körner decide di dedicare la sua carriera a dimostrare la teoria di Kekulè. Purtroppo, poco dopo Kekulé viene chiamato a Bonn, ma Körner non può seguirlo; il clima lassù è infatti sfavorevole e lui soffre di reumatismi. Alla ricerca di un clima più mite, sul finire del 1867 si reca a Palermo, dove viene accolto da Stanislao Cannizzaro e dove ha inizio la sua nuova vita in Italia.