03 La Germania e l’economia milanese nella seconda metà del XIX secolo

Uno specchio per la crescita industriale

Sebbene paese “ritardatario” nella cronologia dello sviluppo economico occidentale, la Germania a partire dalla metà del secolo si impone come la vera potenza dell’economia europea, e nell’ultimo decennio del secolo è in testa per la produzione chimica e siderurgica. Con una crescita trainata dalla Ruhr e dalla Saar, da un sistema bancario integrato e da un forte sostegno statale alla scienza applicata e all’istruzione tecnica, il Reich nato nel 1871 diviene così lo specchio naturale a cui si ispira la borghesia industriale milanese, che con l’ambiente tedesco intratteneva solide e fertili relazioni.

 

Lo stabilimento originario della Pirelli, in via Ponte Seveso, costruito nel 1873, allora in un contesto ancora periferico della città. L’azienda, fondata a Milano nel 1872 dall’ingegnere Giovanni Battista Pirelli, formatosi al Politecnico di Milano, si affermò presto come multinazionale e leader mondiale nella produzione di cavi elettrici e telegrafici (rivestiti da gomma elastica) sottomarini.

Le risorse si creano. La chimica al servizio dello sviluppo industriale  

La chimica fu decisiva per il decollo industriale tedesco tra la seconda metà dell’Ottocento e la Prima guerra mondiale. Questa nuova scienza, erede dell’antica alchimia e legata nel mondo germanico al mito faustiano della trasformazione della natura, divenne il motore capace di convertire la scarsità di materie prime in risorsa per lo sviluppo economico. Era la perfetta incarnazione dell’ideologia dell’Ersatz (Ersetzung, sostituzione), di cui la Germania guglielmina si fece promotrice.

La più importante innovazione tecnologica dell’epoca – il laboratorio industriale di ricerca e sviluppo – fa il suo debutto proprio nell’industria chimica tedesca, nel 1868 presso la BASF di Ludwigshafen. È il primo centro aziendale di ricerca, che apre la strada alla collaborazione sistematica fra università e industria.

 

BASF a Ludwigshafen.

 

Le ricadute economiche della chimica tedesca sono prodigiose: i coloranti azoici (Graebe, Liebermann, von Baeyer); l’indaco sintetico (BASF); l’aspirina ( Bayer); il processo Haber-Bosch per  la sintesi dell’ammoniaca dall’azoto atmosferico, base per fertilizzanti azotati ed esplosivi.

Alla vigilia della prima guerra mondiale la Germania aveva superato di gran lunga la potenza industriale  della Gran Bretagna. Anche la distanza tra Germania e Italia si ampliava: se nel 1870 il reddito pro capite tedesco superava quello italiano di circa il 20%, quarant’anni dopo lo sopravanzava del 40%.
In questo contesto, attrarre valenti chimici tedeschi in Italia era una strategia importante per far decollare l’economia italiana.  

 


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"Signori, impariamo a sognare e forse intuiremo la verità."

— August Kekulé, 1865

 Guglielmo Körner. Una vita tra il pensare e il fare.
2025 © Università degli Studi di Milano
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