Ci sono dei progetti che si costruiscono da soli; questo è uno di loro.
Ovviamente servono degli ingredienti iniziali, per innescare il processo. Nel nostro caso, il primo è stato il ritrovamento, ormai molti anni fa, di scatoloni abbandonati nel sotterraneo del nostro dipartimento e riportati alla luce da chi ci ha preceduti. Flaconi di vetro con cristalli organici di grande bellezza, oltre che palesemente molto puri, non potevano passare inosservati agli occhi di chimici organici attenti e appassionati alla storia. Quando chi scrive ha iniziato a lavorare qui, erano già in qualche modo noti come “i cristalli di Körner”, ma la loro storia rimaneva - per così dire - un po’ in penombra.
Alcuni anni fa qualcuno ha deciso finalmente di occuparsene un po’ più da vicino: ripulirli, catalogarli, riportarli alla luce e soprattutto ricostruire la storia di questo chimico, nostro predecessore, che tanto sembrava aver fatto per la chimica e per la Facoltà di Agraria, ma il cui nome raramente viene citato sui libri. E’ cominciata così la ricerca di indizi: su di lui, sulla sua famiglia, sulla sua attività professionale. Man mano che emergevano le informazioni, la storia si faceva sempre più intrigante. Volevamo sapere chi era davvero quest’uomo, che con poco clamore ha realizzato un’opera titanica di ricerca sperimentale; volevamo conoscere lui, ma anche il mondo in cui si è formato e in cui ha lavorato, in Germania prima e in Italia poi. Come è arrivato a Milano, e perché? Che cosa avrà trovato attorno a sé, e quanto il suo lavoro è stato rappresentativo di due culture, quella tedesca e quella italiana e milanese in particolare, che in quegli anni si sono intrecciate fortemente? Così è stato naturale provare a ricostruire, attraverso la storia di Guglielmo Körner, anche la storia di un’epoca e di una cultura. L’occasione giusta è arrivata proprio quest’anno, in cui cade il centenario della morte di Körner: non potevamo lasciarlo passare inosservato, e soprattutto non volevamo che restasse confinato solo al ristretto pubblico dei chimici.
Goethe ci è venuto in aiuto, dandoci le parole chiave che forse meglio descrivono quello che Körner in qualche modo ha rappresentato: un meraviglioso equilibrio circolare tra la capacità di pensare in modo originale e creativo, e la tecnica per fare, con costanza e cura: due momenti inscindibili per ogni ricercatore, attuali oggi più che mai.
Il progetto è così diventato in qualche modo un laboratorio: di idee, di confronti, ma anche di vera e propria sperimentazione e non solo per la chimica, che vogliamo proporre al pubblico come un bellissimo gioco di logica e di attenzione, da fare con le mani e con la testa. A poco a poco altri temi si sono insinuati spontaneamente nel progetto aggregandosi al germe iniziale, un po’ come i cristalli mentre crescono: così la storia, l’economia, la linguistica, la psicologia, l’architettura, l’arte hanno trovato posto nel salotto-laboratorio di Guglielmo Körner, in modo quasi automatico.
Abbiamo voluto che la mostra fosse in due lingue, per rispettare le due anime di Guglielmo Körner e per invitare anche il pubblico germanofono ad avvicinarsi a questa storia. Lasciamo che sia il pubblico a decidere se valeva la pena oppure no di celebrare questo centenario. Noi lo dovevamo a chi ci ha preceduti, ma soprattutto lo lasciamo - con piacere - a chi verrà dopo di noi, sperando che continui a crescere e a innescare nuove storie.
– Angela Bassoli
Il Team
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