Dalla fine del Settecento, le strette relazioni commerciali e culturali fra i due lati delle Alpi favoriscono l’arrivo in Lombardia, e in particolare a Milano, di famiglie di lingua tedesca. Questo flusso migratorio si intensifica durante la dominazione austriaca (1706-1856), prosegue sotto Napoleone e cresce ulteriormente con l’apertura del tunnel del San Gottardo, fino allo scoppio della Prima guerra mondiale.
È Heinrich Mylius Mennet, commerciante, imprenditore serico e banchiere, a incorporare le relazioni commerciali italo-tedesche e lo scambio fra le due culture. E’ il fare e il pensare in Lombardia e a Milano nella prima metà del diciannovesimo secolo.

Ritratto di Heinrich Mylius (1769-1854), realizzato intorno al 1818, carboncino su carta. (Villa Vigoni, Loveno di Menaggio)

Ritratto di Heinrich Mylius (1769-1854). Realizzato intorno al 1848 da Philibert Perraud (1815 - post 1855), dagherrotipia. (Villa Vigoni, Loveno di Menaggio)
A metà dell’Ottocento, Milano ospita una vera e propria colonia di lingua tedesca composta da commercianti, imprenditori, banchieri, editori, intellettuali, artisti e chimici. Molti di loro decidono di stabilirvi la sede delle proprie attività. Le attività economiche dei nuovi concittadini d’oltralpe sono le manifatture, soprattutto quelle tessili e del vetro, l’editoria e naturalmente la chimica. Molti imprenditori del tessile saranno anche banchieri a Milano.
Con l’espansione industriale e l’apertura di fabbriche e laboratori, arrivano in città anche operai tedeschi con le loro famiglie, spesso senza conoscere l’italiano. In questo contesto, la colonia si adopera per assisterli, attraverso le Chiese, l’Associazione di assistenza e i singoli benefattori.

Organo di Presidenza dell’Associazione germanica di Assistenza nel 1905.
Le chiese, le associazioni e le scuole tedesche sono, per statuto, degli “enti di incontro”, dunque strumenti diplomatici volti a consolidare le relazioni fra le diverse anime milanesi: non enclaves ma luoghi di sviluppo di un pensare e di un fare europei.
Rispetto alle scuole, già nel 1787 l’Amministrazione austriaca emana il Decreto imperiale sulla istituzione di scuole normali tedesche in Lombardia. Nascono così le prime scuole destinate alle famiglie di lingua tedesca, comprese quelle evangeliche e appartenenti ai ceti meno abbienti. Queste scuole diventano fondamentali per mantenere il contatto con le radici culturali, e si configurano come “Scuole d’incontro”, veri luoghi di scambio e dialogo.
I “milanesi tedeschi” si integrano profondamente nella vita economica, culturale, sociale e filantropica della città. I membri di questa comunità si caratterizzano per spirito di collaborazione e apertura cosmopolita ed europea. La colonia nasce con carattere sovranazionale e sovraconfessionale. Essa è portatrice di un’eredità illuminista liberale e al contempo non nasconde lo spirito nazional-patriotico. I membri hanno dunque un profilo complesso, articolato e altamente improntato alla filantropia sociale, alla tolleranza, al sincretismo.