Dal cucchiaino di Dalí all’uroboro di Kekulé
La creatività non è un dominio riservato a pochi; è, al contrario, un’abilità che può essere sviluppata da chiunque attraverso l’esercizio.
Esistono alcune tecniche, come quella di Salvador Dalí, utilizzate per incentivare la nascita di idee. Il pittore surrealista ricercava nuovi stimoli creativi durante lo stato ipnagogico (ovvero, lo stato di dormiveglia che si verifica nella transizione dalla veglia al sonno). Egli era solito sedersi su una poltrona tenendo in mano un cucchiaino (o una chiave). L’oggetto era sospeso sopra un piatto e sarebbe caduto se Dalí si fosse addormentato, svegliandolo di colpo e permettendogli quindi di recuperare pensieri e immagini vissute durante tale stato.
Perché, dunque, non tentare di applicare il metodo di Dalí in museo o altro contesto culturale a vantaggio dei visitatori?
Oggi questa domanda ha trovato una prima risposta e un’applicazione concreta nella mostra Gugliemo Körner. Una vita tra il pensare e il fare.
L’esperienza proposta alla postazione 17 del percorso espositivo permette di simulare il sogno di Kekulè che aveva come protagonista l’uroboro, il mitico serpente che si morde la coda, il quale fu la fonte d’ispirazione per l’ipotesi sulla forma esagonale del benzene, poi confermata sperimentalmente da Körner. Per raggiungere questo obiettivo – la simulazione del sogno – abbiamo pensato di adottare la tecnica di Dalí. Le due esperienze sono diverse: il metodo dell’artista è consapevole e mirato, con lo scopo specifico di trovare ispirazione attingendo al proprio inconscio, e avviene durante la fase di pre-sonno. Kekulé, invece, vive un’esperienza onirica e involontaria che avviene durante il sonno. Tuttavia, si tratta di due stati che, pur distinti, possono condurre al medesimo risultato: un’intuizione risolutiva o una nuova idea. Inoltre, la nostra esperienza si basa su una serie di suggestioni immaginative ascoltate attraverso auricolari e pensate proprio allo scopo di condurre a uno stato di pre-sonno. Si tratta dunque di un’esperienza etero-guidata e non auto-indotta come nel caso di Dalì.
Questo tipo di attività può diventare fonte di ispirazione per tutti, così da ampliare le nostre potenzialità creative attraverso una strategia che, se esercitata con regolarità, come nel caso dell’abilissimo psiconauta Dalí, può allenare il nostro cervello ad avere un approccio creativo nella risoluzione di problemi. È in virtù dell’offerta di queste esperienze che l’istituzione museale consolida il suo status di brain-friendly museum.
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